In un momento in cui il Fashion System globale sta riprogrammando gli appuntamenti in calendario(tutti posticipati a partire da Settembre), rimodulando non solo l’attività prima degli addetti al settore ma anche la fruizione da parte dei consumatori, una mossa controcorrente arriva da Londra. La prossima fashion week inglese, prevista dal 12 al 14 giugno, si svolgerà infatti come stabilito ma in versione interamente digitalizzata, notizia appena annunciata dall’ufficio stampa della kermesse. 

L’evento sarà caratterizzato da un’implementazione multimediale che includerà interviste, podcast, showroom digitali e virtual conferences e si servirà di una piattaforma online, attiva dal 12 giugno, aperta a critici, giornalisti, buyer e consumatori, affinché possa crearsi una community virtuale di esperti.

Caroline Rush, amministratore delegato del British Fashion Council(BFC), ha dichiarato che le esigenze dell’industria inglese di settore, attualmente bloccata e in forte crisi in seguito alla diffusione del Covid-19, hanno portato a una profonda riflessione sul modus operandi nell’immediato. Con un futuro economico incerto, una settimana della moda esclusivamente digitale sembra ora la decisione economica più solida.

O forse no?

Il designer londinese Feng Chen Wang ha risposto alla notizia sostenendo come sebbene il digitale possa aggiungere nuovi livelli di espressione, l’interazione fisica rimane necessaria e fondamentale per comprendere idea, forma, tecnica e tessuto in un campo complesso e ricco di stimoli come quello del fashion.

Inoltre, la diversità e varietà dell’offerta e delle realizzazioni è incerta, perché correlata a ciò che gli stilisti saranno in grado di produrre durante l’isolamento e rifletterà lo sforzo verso una nuova realtà di branding, marketing  e comunicazione. Non solo, figure professionali che ruotano attorno alle sfilate perdono il ruolo di spessore legato alle stesse: fotografi, video maker, scenografi, tecnici del suono, impiegati agli uffici di stile, sono abitualmente attori imprescindibili per la realizzazione di uno show.

Per far fronte alle difficoltà che una scelta del genere implica, The British Fashion Council ha assicurato una collaborazione con nuovi partner digitali, quali Amazon Launchpad, Facebook, Google, Instagram e YouTube.

Ulteriore novità della London Fashion Week sarà la creazione di un unico format genderless. Verranno infatti presentate collezioni uomo, donna e resort miscelate tra loro, senza etichetta di genere. Tale strada agnostica era già stata percorsa da diversi brand britannici durante l’ultima fashion week, promuovendo una moda sostenibile, facile, versatile, priva di giudizio. Ciò che sembrava così lontano si presenta come apripista per un nuovo concetto di everyday fashion.

Cosa aspettarsi dunque in un melting pot di immagini e comunicati? Un flusso di informazioni virtuali, radicato nella narrazione digitale, un’iniezione di fiducia ai designer emergenti che potranno mettersi alla pari dei Big, ma d’altro canto un totale appiattimento dell’empito creativo, di quella adrenalinica ansia da prestazione che ha da sempre contraddistinto il lavoro dei stilisti portandoli al massimo delle loro capacità. 

Quando Giorgio Armani ha mostrato la sua ultima collezione in una venue deserta lo scorso 23 febbraio, i critici hanno concordato circa l’effetto inquietante dello show, privo di tangibile emozione e veridicità. Come non esserne d’accordo.

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