Pare che scrivere lettere sia tornato di Moda. Dopo le considerazioni di Giorgio Armani circa lo scenario post Virus, scende in campo un gruppo trasversale di addetti al settore, capitanati dallo stilista belga Dries Van Notes, con una lettera aperta – consultabile online.

I firmatari si impegnano per una semplificazione del business moda, in modo da risintonizzarsi con le reali esigenze del pubblico e ripartire da valori quali sostenibilità, essenza, bellezza. E per farlo bisogna rivedere uno dei capisaldi dell’intero fashion system: la Stagionalità.


Lo scritto, pubblicato in data 12 maggio,  è il risultato di un pool internazionale di addetti al settore riunitosi(in modo ufficioso) i primi di aprile in conference call, da un’ idea di Dries Van Notes e Andrew Keith, amministratore delegato di Lane Crawford. La lettera al momento conta 40 firmatari, tra cui Thom Browne, Tory Burch, Craig Green, Axel Keller(CEO di Jil Sander), i dirigenti di Selfridges, Harvey Nichols, Nordsrom, Bergdorf Goodman, l’e-tailer MyTheresa. Tra gli italiani, i multibrand Tessabit, Tiziana Fausti, Antonioli e il gruppo La Rinascente.

La lettera aperta propone, a livello globale, di spostare le consegne delle collezioni, allineandole alle stagioni climatiche effettive, posticipando gli arrivi in stores. In questo modo i saldi avrebbero luogo solo alla fine della stagione. Si invita inoltre a rispettare l’ambiente e spingere le aziende di settore verso una sostenibilità reale lungo la catena di approvvigionamento, riducendo il prodotto non necessario, lo spreco di inventario dei tessuti e gli spostamenti superflui di capi da un ufficio di stile all’altro. Le collezioni verrebbero presentate durante le fashion week in stagione, eliminando del tutto l’esperimento(non troppo riuscito né condiviso) del “See Now, Buy Non“, la pseudo-strategia di marketing che permette l’acquisto di capi e accessori a poche ore dalla sfilata stessa e che d’altro canto finirebbe per far perdere il valore di un capo unico, desiderabile ed elitario, nato da ore di studio e lavoro.


Ma la moda e i suoi cambiamenti sono soggetti alla ciclicità, i cui step sono spesso di breve durata e in cui la cooperazione tra brand, rivenditori e attori indipendenti è raramente sincronizzata. Adesso però la priorità è la collaborazione, come ha affermato Van Notes, per ridare alla moda ciò che l’ha resa una parte fondamentale della vita reale, ossia la creatività unita a un tocco di magia.

Basteranno questi presupposti per promuovere un cambiamento tangibile? Del resto, senza massa critica anche le idee più logiche sono destinate al fallimento.

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