Si sono appena spenti i riflettori della Milano Fashion Week, la settimana più frizzante e attesa non solo dagli addetti ai lavori, ma da chi rimane ancora affascinato dal magico mondo della Moda.

E magia è stata, come vuole la tradizione, in un turbinio di eventi trascinatori di emozioni e aspettative. Per l’esattezza 173 show, di cui 60 sfilate, 80 presentazioni e 33 eventi hanno preso vita alla settimana della moda meneghina.

Si guarda al futuro, l’innovazione e la sperimentazione piacciono(molto), corredate da un’attenzione sempre altissima per tessuti e filati di prima qualità ed eco sostenibili, sartorialità ed artigianalità.

Location insolite fanno da palcoscenico ad una fashion week alternativa ed ultra glam, contraddistinta da incisività e internazionalità.

Gli stilisti orientali regalano collezioni audaci e curate, raccontano storie di vita e non deludono le aspettative.
Angel Chen, giovane designer nata a Shangai ma trasferitasi a Londra, omaggia la tribù Qiang della Cina occidentale. La sua è una collezione innovativa e avanguardista, il cui punto di forza è la sperimentazione. 
Nella location dello spazio Cavallerizze all’interno del Museo delle Scienze, capi destrutturati, oversize e con una varietà cromatica energetica sfilano con estrema leggerezza, quasi impercettibile la sovrapposizione di capi prettamente invernali, rivisitati con maestria. L’effetto multiculturale spiazza.
Il tessuto scozzese è ottenuto da un filo ricavato dalle bottiglie di plastica riciclate e viene usato anche per le scarpe, in partnership con Adidas.
Le pellicce over a sei colori(per lui e per lei) rappresentano l’innovazione così come concepita dalla designer cinese: per la prima volta il jaquard viene lavorato(e tinto) utilizzando un materiale eco-friendly chiamato Anofix, per un risultato interessante che ottiene l’approvazione della critica.

 

 

 

 

Location storica come lo scalone dell’Arengario(che offre una vista mozzafiato su piazza Duomo) per la sfilata di Chika Kisada, ballerina classica professionista e designer tra le più accreditate nel mondo emergente. Il suo stile mixa l’eleganza del balletto classico all’energia del punk. Con le sue creazioni riesce a fissare i movimenti che la bellezza del corpo umano genera in modo naturale e spontaneo. I colori in collezione sono rosa, bianco, grigio e nero, essenza di una donna dinamica, vivace ma profonda. Le modelle in passerella si muovono lentamente, quasi dirette verso un mondo evanescente e mistico. Tulle, pizzo, raso si miscelano a pelle stampata: una rock Princess libera che amiamo già.

 

 

E l’esaltazione della libertà femminile è anche elemento caratterizzante della collezione presentata a palazzo Giureconsulti da Laura Strambi, eco-designer, che ha scelto la fashion week per presentare il suo turbante a sostegno delle donne del Benin.

Il turbante, simbolo della liberazione delle donne beninesi dalla schiavitù, viene realizzato in cotone bio responsabile al 100% secondo le tradizionali tecniche africane e rivisitato in chiave moderna, ornato di dettagli preziosi, per essere indossato come simbolo non solo di eleganza, ma emancipazione.

Il progetto turbante B-B(bio-Benin), ha come obiettivo di sostenere le donne in modo concreto nella filiera tessile beninese.

Nella stessa circostanza è stata allestita una mostra fotografica in cui Mimmo Moretti ha ritratto donne comuni che indossano il turbante B-B.

 

Fil Rouge della MFW il Mix & Match, la sovrapposizione di capi con tessuti diversi, presi in prestito da svariati ambiti e donati alla moda: il prossimo autunno-inverno sarà più colorato, caldo e vitaminico che mai.

 

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