Profumo di oriente nella città meneghina, passerelle e streets ricche di presenze asiatiche, gusto per l’innovazione e la donna come protagonista nel senso più femminile del termine: questo l’andamento della fashion week appena trascorsa. E si torna a parlare di eleganza femminile, declinata tra concettuale creatività e ageless classicità.

 La donna della prossima primavera estate è infatti eterea e sognante, iperfemminile nella sua ingenuità, avvolta in sovrapposizioni di tessuti impalpabili, leggerissimi, che si tingono di rosa e colori pastello. Gli abiti scivolano addosso ai corpi, rendendoli delicati e seducenti, di quella seduzione un pò timida che affascina tremendamente gli addetti ai lavori(e non solo)

Il Rosa è il colore della stagione, in tutte le nuances, dal rosa pesca di n21 al rosa antico di Prada, al rosa bubble di Max Mara, passando per il rosa baby di Iceberg, che celebra la grinta femminile.

 Il direttore creativo James Long porta in passerella delle sirene sulla terraferma, avvolte da maxi abiti e pantaloni in paillettes. E proprio le paillettes riflettono la luce del sole illuminando l’intera collezione presentata ai Bagni Misteriosi, lo storico centro balneare di Milano, abbinate a giacche monopetto e slip logati. 

 

Rosa anche per Massimo Giorgetti, che ha portato in passerella uno show celebrativo per i dieci anni del marchio MSGM. Presentata presso il giardino esterno del museo La Triennale, la collezione è un tripudio di colori, una sequenza di look in check che spaziano dal fluorescente al pastello. Le stampe fiorate si alrternano a motivi tratti, al Tye and dye e anche al pizzo monocolore, iconico del brand.

 

 

Il centro del mondo è adesso il sud-est asiatico e ciò si tramuta in una realtà già trasformata e tangibile: in passerella aumenta in modo importante il numero di modelle coreane, giapponesi e cinesi e in platea quello dei giornalisti e buyer orientali. E dopo qualche stagione di incertezza, la moda stessa sembra aver sposato questa tendenza, omaggiando il mondo asiatico. Primo tra tutti Antonio Marras, che al teatro Elfo Puccini di Corso Buenos Aires ha messo in scena l’amalgama di teatro e moda: la sfilata racconta la storia d’amore impossibile tra una principessa giapponese e un pastore sardo, un incontro tra queste due bellissime terre. E’ un racconto ricco di emozioni, un viaggio onirico in cui si susseguono vecchie stampe giapponesi e kimono rivisitati, fiori nei cappelli, cappotti ricamati e sovrapposizioni tipicamente sarde di tessuti diversi. 

 

Il fenomeno Gucci si conferma una continua sfida, a cominciare dal testo depositato su ogni sedia intitolato “nuove forme di soggettivazione” e si comprende chiaramente il messaggio che Alessandro Michele lancia, oggi come sin dagli esordi alla direzione creativa del brand fiorentino, rivolto ai protagonisti attivi della propria vita, perché del resto “il modo in cui ci si veste è il modo in cui si vive, ciò che si legge e ciò che rappresentano le scelte”, come ha sempre affermato lo stesso Michele.

Ed ecco ad aprire la sfilata una serie di abiti camicie di forza(che non andranno in vendita) su modelle robotiche, trasportate da un tapis-rouland. E poi, tutto si spegne, come in una serie improvvisa di fattori che portano a una interruzione di corrente(performance minimante studiata). Si riaccende però la sala e si entra nel vivo della sfilata, fatta da 89 look diversi, che comunque porta a una riflessione sul potere, incoraggiando la nascita di nuovi modi ed espressioni della personalità, come sosteneva il filosofo Foucalt. Ciò che appariva prima dispotico allude a un futuro diverso, tutto da scoprire(e indossare).

 

Si conclude proprio con Gucci una settimana fittissima di appuntamenti, che ha visto 60 sfilate, 110 presentazioni e 50 eventi collaterali rendere omaggio a quelle che saranno le tendenze per la prossima primavera estate. E proprio a Milano abbiamo visto una svolta verso il futuro, non solo in senso geopolitico.

Ma non esiste nulla di più splendidamente effimero e radicalmente inestinguibile dell’interesse verso la moda, intesa come arte, come espressione di unicità e creatività ineguagliabili. Amiamo la moda, come anch’essa ha sempre amato noi.

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