Londra inaugura oggi la stagione(per non dire l’epoca) delle sfilate in streaming: la capitale del Regno Unito è infatti la prima a metter in pratica una fashion week interamente digitale.

Il programma si svolge da oggi a domenica e prevede documentari, showroom virtuali, podcast, playlist, discussioni in streaming e persino un afterparty virtuale drop-in. Gli inviti elitari arrivano, ma via mail corredati da credenziali d’accesso ai contenuti digitali e il sito ufficiale della kermesse diventa la piattaforma su cui vengono presentati i contenuti realizzati dai designer, brand, retailer e media company, battezzati per l’occasione “film”.

Un centinaio di marchi coinvolti, di cui 34 inseriti nel calendario ufficiale. All’interno della Explore Section, riservata a 33 brand off-schedule, si sperimentano format legati all’intrattenimento. Presenti in piattaforma anche 34 retailer, 23 media e 6 partner internazionali. Nella sezione The Designer Profile, infine, vi sono a disposizione le informazioni per press e buyer. Ogni giorno è suddiviso in tre sessioni di durata variabile, in cui una dozzina di filmati vengono intervallati da podcast, interviste e dj set. Attesa per il film 3D curato da The Webster X Natasha Zinko, previsto domenica 14 alle 18.10.

Londra continua a porre l’attenzione su numerosi marchi emergenti cui si affiancano brand affermati quali Iceberg, Mulberry, Chalayan, Green, Stephen Jones. Pesa però non poco l’assenza di grandi big come Victoria Beckham, Burberry, Vivienne Westwood, Cristopher Kane, le cui ideologie e modus operandi non sposano i format virtuali.

Ma del resto la nuova fashion week inglese è più vicina a un servizio di streaming pop-up per la moda piuttosto che agli spettacoli d’arte e magia messi in scena davanti a panchine affollate in location esclusive sul Tamigi solo quattro mesi fa. Non è un caso che la kermesse sia stata rinominata la “Netflix del fashion system”.

L’evento di apertura di oggi è stato intitolato da un poeta, una lettura di due minuti di un nuovo pezzo di James Massiah, che descrive il suo lavoro come una poesia di festa, girata nella sua casa a sud di Londra. 

La posta in gioco è alta per la moda britannica, perché il prestigio di Londra nel settore deve molto alle sfilate di puro spettacolo teatrale e agli abiti sgargianti e appariscenti, a cui si aggiunge l’imprevedibilità degli strumenti digitali che possono presentare problemi tecnici live(oggi la piattaforma londinese ha sofferto le conseguenze di un traffico internet elevato con inevitabile blocco del sistema).

Ma pare che sia una trovata meramente commerciale, che punta a fare “cassetto”(mica magia) in una realtà post Covid, sulla scia della Shanghai fashion week che, durante l’evento digitale dello scorso marzo, ha attirato 11 milioni di spettatori e venduto merce ai consumatori durante i live streaming pari a 2,2 milioni di dollari. Va da se che le fashion week virtuali trascinano dietro una perdita di interesse per i fruitori e per gli attori del sistema moda, nonostante lo sforzo dei brand che lottano per tradurre il potere della passerella in una formula digitale vincente. Ce ne ricorderemo?

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