L’arrivo della primavera sancisce, puntualmente, la fine del cadendario delle fashion week invernali.

E per l’autunno inverno 2021/2022 abbiamo visto di tutto, 68 sfilate, 65 presentazioni e 7 eventi, abbiamo analizzato stili e messaggi avveniristici di designers, attenzionato con plauso e ammirazione la fatica di contenuti e/o realizzazioni fisiche mai realizzati prima, a partire da nuovi progetti strategici inclusivi a cornice di un modello comunicativo da sempre estraneo(per partito preso) alla Moda: il digitale.

Inaugurata da un toccante tributo a Beppe Modenese, padre e fondatore della Kermesse meneghina scomparso lo scorso Novembre, e conclusasi con la sfilata di Valentino in diretta dal Piccolo Teatro di Milano durante la quale Pierpaolo Piccioli ha omaggiato il capoluogo lombardo, Milano Fashion Week ha aperto le porte a brand emergenti che hanno calcato le passerelle per la prima volta, a dimostrazione della voglia di quello switch, generazionale e di intenti, chiamato a gran voce dagli attori del fashion system: in un momento storico così importante e delicato, il pubblico è alla ricerca del sogno che diventi realtà, un sogno fatto di abiti(mettibili e accessibili), di sfumature cromatiche eteree e tessuti che possano donare ore di fantasia ed evasione quando indossati. Ma soprattutto di novità, del resto la ricerca continua di unicità, doti sartoriali e talenti creativi da parte degli addetti al settore, va di pari passo con la necessità degli acquirenti di trovare il quid in più per cui vale al appena investire tempo, energie e moneta.

Per affacciarsi al futuro ed accogliere le novità, bisogna però attingere dal passato per riproporlo in chiave contemporanea. Così Kim Jones, alla sua prima sfilata ready-to-wear da direttore creativo di Fendi, rende omaggio alle tre sorelle della maison nonché a Roma Capitale: pellicce, loghi ben in vista, tessuti lussuosi e fascino endless. Colori naturali della Terra, caldi, avvolgenti ed eleganti. Chapeau.

Stesso approccio è quello di Veronica Etro, che per la sfilata autunno inverno 2021/2022 si volta indietro verso il passato accaparrandosi della libertà creativa che ha sempre caratterizzato il brand, senza se e senza ma. Per realizzare il proprio intento, si ispira a due figure indimenticabili, artisti e anime irraggiungibili, Rudolf Nureyev e Jimi Hendrix. Ne viene fuori una collezione che esula da ogni modo schematizzato di indosssare e sperimentare la Moda. Le stampe sono riprese dall’archivio storico di Gimmo Etro, grafiche che ricordano i costumi del balletto russo; poi ancora, gilet con frange, cappotti ricamati, patchwork e animali maculati a corredo.

 

Antonio Marras si spinge ancora oltre: per rendere omaggio alla sua Sardegna, sceglie come catwalk il complesso nuragico di Barumimi, tra i 55 siti italiani patrimonio dell’Unesco. Per la sua collezione, il designer algherese si ispira a una leggenda sarda, secondo la quale lì viveva la bellissima regina senza età di Su Nuraxi, la cui voce aveva il potere di incantare chiunque la ascoltasse. La regina indossava stoffe pregiate che le fate ricamavano con fili d’oro e d’argento e adornavano con tessuti luccicanti e preziosi, strass, tulle, piume. Le uscite della collezione hanno tutte uni stile retrò ma mai nostalgico e ogni modello ci fa quasi desiderare di tornare indietro nel tempo.

Prada invece si proietta al futuro prossimo, con un approccio fedele al brand ma un mood rinnovato ad hoc coerente con la realtà caratterizzata da opposti coesistenti: semplicità e complessità, praticità ed eleganza, liberazione e appartenenza. Il tutto messo in pratica da Miuccia e Raf Simons con una tecnica senza eguali, che accosta tessuti tra i più svariati. Stratificazioni -tante-, colori sgargianti insieme a stampe e accessori inusuali. Protagonisti i capospalla, realizzati in re-nylon, faux-fur, jacquard.

Grande assente di quest’anno Versace, che ha deciso di presentare la sua collezione co-ed il 5 marzo fuori calendario, fuori da schemi prestabiliti, per meglio dire.

Tra nuove presente, forti assenze, coerenze vacillanti, una cosa rimane certa: durante le fashion week si delineano chiaramente e inequivocabilmente i trend delle stagioni a venire, linee ben precise che indicano le strade sartoriali, di stili, di idee che il fashion system decide di percorrere come apripista per tutti gli altri settori commerciali, di lusso e non.

La palette che accompagnerà il prossimo inverno sarà dunque neutra, sui toni della terra, partendo dal bianco sporco, passando per il beige il tortora e arrivando al cammello. La neutralità dei toni riposanti verrà spezzata dall’alternanza di colori vitaminici quali il giallo, il blu elettrico e il verde, presente in ogni collezione con tutte le varietà cromatiche esistenti. Il nero scelto per le mise più glam insieme all’effetto shiny del dorato.

Le linee si confermano oversize, i tagli più maschili che mai, dai blazer ai gilet in lana. Il vezzo immancabile per outfit d’autore sarà la frangia, che torna preponderante a ornare borse, pull, capospalla.

Il prossimo sarà un inverno di libertà espressiva, combinazioni personalizzate e vivacità di pensiero. Perlomeno in fatto di moda. 

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