Oggi la Moda sostenibile è una realtà tangibile. Un processo lento e graduale sta infatti conducendo l’intero settore a plasmare le filiere produttive nel rispetto dell’ambiente.

D’un tratto sostenibilità è diventato un termine di uso comune, vocabolo popolare, specchio della realtà contemporanea. Pronunciato con abuso a supporto del trend registrato in questi ultimi anni, a prescindere dall’accezione data(e spesso impropria).

La sostenibilità è uno stato mentale, questione di equilibrio, ma soprattutto una pratica, una consuetudine alla quale si arriva con impegno e consapevolezza. Nulla a che vedere con tendenze passeggere e/o con mere strategie di comunicazione da parte dei brand.

Diversi stilisti ne hanno fatto loro punto di forza, fin dagli esordi, ma è solo di recente che il fashion system sposa un nuovo modo di creare Moda, con modalità che riducano l’impatto ambientale durante il ciclo di produzione e smaltimento, mantenendo salda attenzione per l’unicità del prodotto e per le qualità delle materie prime.
Il 24 aprile 2013 un edificio di otto piani in Rana Plaza a Dacca crollò, morirono 1125 persone e più di 2500 ne rimasero ferite, quasi tutte giovani donne. Nella palazzina si trovavano 5 fabbriche tessili di abbigliamento per il mercato internazionale.
Fu allora che nacque Fashion Revolution, l’associazione no profit il cui scopo è fare pressione sui brand affinché dirigano le politiche aziendali verso una sostenibilità sociale e ambientale. Tra le svariate iniziative, ogni anno si celebra, nei giorni vicini alla commemorazione di Dacca, la Fashion Revolution Week, una settimana dedicata alla sensibilizzazione e all’approfondimento dello slow fashion
Il movimento porta avanti una battaglia su due fronti: da un lato si impegna per creare nei consumatori una consapevolezza sempre maggiore che riguarda gli acquisti dei capi di abbigliamento; dall’altro, chiede ai grandi brand di rendere trasparenti i passaggi della propria filiera e di rispettare standard etici e ambientali.

Quest’anno la Fashion Revolution Week si tiene dal 22 al 28 aprile, in modalità totalmente digitalizzata e in sole 24 ore ha raccolto il plauso della critica internazionale e degli addetti al settore. Il movimento propone come fil roug“Who made my clothes?”, una mobilitazione a livello globale di tutti gli attori del sistema moda, nella quale si chiede di indossare un capo a rovescio e fotografarlo. Impatto visivo e intrinseco valore.

La forte voglia di misurarsi con una politica eco ha spinto gli stilisti verso una ricerca e una sperimentazione senza precedenti, portando alla nascita di collezioni originali e per certi versi futuristiche ma sempre fedeli all’arte della Moda.

Stella McCartney, da sempre paladina di un modo alternativo di fare moda, ha presentato la collezione P/E 2020 interamente realizzata in Green: cotone biologico, suole biodegradabili, viscosa sostenibile, cashmere rigenerato e nylon Econyl. Tra l’altro la sua sfilata è la prima che ha raggiunto il 75% di sostenibilità.

L’azienda californiana & Others Stories per la stagione P/E 2020 lancia una capsule di abiti e camicie realizzata con materiali sostenibili come il cotone organico, Tencel Lyocell ed EcoVero in una palette di colori chiari a tinta unita e stampe floreali, trend del momento. Maniche a palloncino, nastrini in vita, balze generose e rouches rendono i capi leggeri, delicati e cullano il nostro spirito bohémien.

Puma e First Mile(una rete che aiuta le micro le micro economie di Taiwan, Honduras e Haiti per creare posti di lavoro) presentano una collezione sportswear realizzata con filati riciclati derivanti da bottiglie in plastica.

Woolrich crea per la prossima stagione Outboor Label, una linea di abbigliamento a strati e indumenti funzionali, caratterizzati da asciugatura rapida super stretch. I capi riprendono i design iconici del brand ma riproposti in fibre leggerissime. Per la realizzazione viene impiegata una tecnologia di modellismo a spreco ridotto che minimizza lo scarto di tessuti. Il nylon è riciclato senza PFC e ogni pezzo ha una componente di materiale biodegradabile.

Falconeri ha iniziato una partnership con due organizzazioni internazionali impegnate nella tutela dell’ambiente: il CCMI(Cashmere and Camel Hair Manufactures Insitute), che garantisce l’integrità del cashmere rigenerato utilizzato dalle aziende e la SFA(Sustainable Fibre Alliance), che agisce per la salvaguardia di flora e fauna nella filiera di trasformazione dei filati in Mongolia. Ne viene fuori una capsule totalmente ecofriendly e di pregiata qualità.

Se gli obiettivi Green da qui ai prossimi anni sono in aumento, lo sono anche gli sforzi delle maison, in fatto di etica, organizzazione e strategie aziendali. Un tale impegno richiede tempo ed energie per creare pezzi belli ma buoni. 

Ciò arguisce come la Moda possa essere ecofriendly e cruelty free mantenendo gli standard estetici compatibili col gusto contemporaneo e senza rinunciare alla desiderabilità che la stessa irradia.

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