Copenhagen è la prima città a riaprire la stagione delle fashion week. La capitale danese ha infatti dato vita alla Copenhagen fashion week dal 09 al 12 agosto appena trascorso, hybrid issue, con 32 collezioni presentate sia in formato digitale che catwalk.

Il risultato è stato una nuova interpretazione della settimana della moda, con incontri in streaming, interviste digitali, sfilate a numero chiuso, eventi, mostre e installazioni.

Il marchio svedese Wyred ha inaugurato il nuovo universo digitale insieme a Soulland, Ganni e Munthe. Samsoe samsoe ha aperto la seconda giornata, seguito da Robert Saloner, Lovechild 1979 e Baum und Pferdarten. In chiusura è stata la volta dell’atteso show del brand Henrik Vibskov.

Il filo conduttore dell’intera kermesse è stato la sostenibilità: la Copenhagen fashion week si impegna ad essere totalmente zero rifiuti nel 2022 e l’eco-compatibilità è la priorità di molti brand. Come Ganni, che questa stagione ha collaborato con Levi’s su una capsule collection di capi in denim riciclato, “affittabili” nell’ambito del nuovo servizio di noleggio offerto da Ganni Repeat. E come anche il brand Designer remix, che ha presentato una installazione i cui capi erano il risultato si un astuto riciclaggio derivante da arredamento d’interni.

 

Gli spettacoli hanno preso ciò che il CEO della fashion week Cecilie Thorsmark aveva dichiarato “un approccio ibrido” al programma semplificato e spalmato in tre giorni: i brand hanno avuto totale libertà nel decidere la forma delle proprie presentazioni, da film, a mostre, eventi all’aperto, che hanno visto pulsare il cuore della città rendendolo protagonista di vere e proprie sfilate a cielo aperto. È stato il caso di Henrik Vibskov che ha sfilato in un parco pubblico.

 

Anche le tavole rotonde e le interviste sono stat parte cruciale della fashion week, con argomenti che spaziavano dall’antirazzismo, all’attivismo, alla tecnologia usata come strumento di moda e comunicazione.

Ma la vera fashion week, sfila come oramai da tradizione su strada. La folla scandi-cool, limitata di numero causa protocollo post Covid, non delude le aspettative ma ci proietta verso i trend che ameremo durante la prossima primavera estate. Occhi lucidi e gel tra le mani, niente abbracci ma passi modaioli e look da emulare tra le strade della bellissima capitale danese. Lo street style di Copenhagen è un’esplosione di colori, fantasie e sneakers in estate. Quest’anno, nonostante le anomale alte temperature, il sorriso sul volto degli spettatori era più profondo dell’affinità superficiale tra gli operatori di settore.

Essendo la prima capitale a segnare un ritorno alle filate fisiche(ma socialmente distanti), le scelte di guardaroba hanno sottolineato il sollievo nell’aria. Fazzoletti di seta leggera in testa, borse o micro o macro(senza via di mezzo), camicie maschili in vero stile nordico. Colori neutri ma anche verdi, azzurri, rosa a sancire il profumo dell’estate.

 

Mentre l’industria di settore attraversa un momento ancora di incertezza, vivere una parvenza di ritorno alla normalità dona speranza al futuro dell’intero fashion system. Intanto possiamo guardare al domani secondo lo schema danese: fashion week brevi, eco-compatibili e ibride. Ed è ciò che i calendari annunciano fino ad ora: New York dedicherà solo tre giorni all’,evento, Londra mixerà digitale e fisico(compreso uno show di Burberry all’aperto a zero impatto ambientale), Milano seguirà un modello digifisical e Parigi sarà completamente assorbito da una piattaforma online.

In generale, i cambiamenti che arriveranno in questa stagione saranno un banco di prova per l’intero settore moda che potrebbero, se funzionerano, diventare “normali” in nome di fashion week sempre più snelle, riservate, moderne e professionali. Sarà un successo? Danish docet.

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