Tutto il gotha del fashion system, designers, modelle, trendsetter, icone di stile, muse, ma anche stampa, buyers e business leaders riuniti lo scorso 2 dicembre nella cornice della Royal Albert Hall di Londra, per la prestigiosa cerimonia di premiazione organizzata dal British Fashion Council, che si tiene ogni anno dal 1984Durante i BFA vengono assegnati riconoscimenti a coloro che si sono distinti nel corso dei dodici mesi come personalità eccezionali, premiando creatività, immaginazione e innovazione.

Ben 2500 addetti ai lavori hanno decretato i vincitori in 15 categorie, eleggendo Daniel Lee a protagonista assoluto. Il giovane direttore creativo ha condiviso il palco con promettenti designers come Kim Jones di Dior che ha ricevuto il premio per il menswear, Bethany Williams e Rejina Pro, insignite del titolo di talenti emergenti, ma anche con icone della moda quali Giorgio Armani, che ha ricevuto un premio speciale alla carriera e Naomi Campbell, regina del catwalk.

Trionfatore indiscusso della serata è stato proprio il direttore creativo di Bottega Veneta. Daniel Lee ha infatti ricevuto ben quattro premi: Designer of the Year, battendo Miuccia Prada e Alessandro Michele di Gucci, Designer of the Year – Womenswear, Designer of the Year – Accessories e Brand of the Year.

Dopo precedenti esperienze presso Margiela, Balenciaga, Donna Karan e Celine, il trentaduenne inglese laureato alla Central Saint Martins, approda a Bottega Veneta solo un anno e mezzo fa, riuscendo a rinnovare l’immagine del brand italiano ma mantenendo lo stile unico e riconoscibile del prodotto.

Lee inserisce nuovi codici estetici in grado di attrarre anche generazioni più giovani, con una costante e minuziosa attenzione verso l’artigianalità e la qualità. Il suo arrivo rappresenta una svolta per la maison, in quanto introduce una direzione futuristica con grandissimo successo di critica. L’item che ha conquistato critica e internet è il sandalo imbottito in nappa Dream, presentato in collezione SS20 e disponibile al pubblico da fine novembre, già pezzo iconico. Si presenta come una mule, ossia una scarpa con apertura sul tallone, realizzata in nappa trapuntata in vitello, con suola quadrata che supera leggermente la lunghezza del piede ed è già diventata trend e oggetto del desiderio.

 

 

Naomi Campbell è stata una delle  protagoniste dell’evento, avvolta da un meraviglioso Alexander McQueen in tutta la sua bellezza. La modella è stata la prima donna di colore a ricevere il Fahion Icon Award, non solo per la sua leggendaria carriera, ma anche per il forte impegno sociale.

 

Urban Luxe, il premio che lo scorso anno è andato a Virgil Abloh di Off-White, è stato assegnato a Rihanna(con un look totalmente brandizzato). La pop star e il suo brand Fenty sono stati premiati per il contributo globale allo streetswear.

 

I BFA hanno celebrato la carriera di Giorgio Armani con l’Outstanding Achievement Award, che lo stilista ha ricevuto da Cate Blanchett, la sua prima Global Beauty Ambassador e Julia Roberts. Nel corso della serata è stata presentata la sua nuova collezione di Alta Moda Armani Privè, accompagnata da una performance a sorpresa di Eric Clapton.

Tra i look mozzafiato visti sul red carpet, il più bello è senz’altro il Bow Dress realizzato da Pierpaolo Piccioli, direttore creativo di Valentino e indossato in maniera impeccabile da Adut Akech, eletta modella dell’anno. Lo stesso Piccioli, “padrino” della giovanissima top-model, le ha consegnato il tanto ambito premio.

La diciannovenne, ex bambina rifugiata, accolta poi in Australia a sette anni, ha conquistato e commosso la platea(con tanto di standing ovation) con la sua voce leggera rotta dall’emozione e un appello ad ampliare gli orizzonti ed accogliere le diversità. 

Akech è gia apparsa nel 2019 su cinque copertine di Vogue ed è stata inserita tra le 100 personalità più influenti dalla rivista americana Times nell’ultimo anno.

 

Ma un plauso d’eccezione va al riciclo glamour di Anna Wintour, che ha scelto di (ri)scintillare in una mise di paillettes Chanel Couture già sfoggiata al Met Gala del 2011. Del resto, la classe non è acqua.

 

 

Per un evento di così alto spessore e importanza, mi sono totalmente affidata alle mani del designer catanese Marco Strano, “creatore di moda” com’egli stesso si definisce, il cui stile personale ed inconfondibile ha lasciato tutti a bocca aperta. In particolare, ho avuto l’onore di indossare un abito creato a telaio composto da un top ad effetto maglia in pizzo macramè, taglio in vita e gonna ampia in plumage ecologico realizzata con un filato ottenuto dal riciclo della plastica. A completamento del look, abbiamo scelto guanti e cinta in seta a contrasto colore, capelli raccolti e make-up naturale.

Morbido, caldo, elegante, avvolgente, da vera regina delle nevi.

 

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