Una perfetta notte di mezza estate pugliese, dalla temperatura mite senza un alito di vento, quella che ha visto sfilare novanta donne, femmine glamour e curate, in una cornice barocca unica al cospetto del Duomo di Lecce.

E’ la donna Dior, che presenta la collezione Cruise 2021 tra suggestioni bucoliche, anima chic e artigianalità senza eguali. Alla presenza di pochissime persone come da disposizioni post lockdown, ieri 22 luglio è andata in scena una sfilata che fonde cultura contadine e sartorialità in un inno alle tradizioni del luogo.

Il progetto nasce da un’idea di Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, dalle origini pugliesi da parte di padre, che ha messo in evidenza i processi di creazione collettiva, valori, memoria, passato, presente e futuro di tradizioni artigianali uniche. 

Centinaia gli artigiani locali e persone coinvolte alla realizzazione di uno spettacolo fatto di luci, colori, danze e costumi dal gusto malinconicamente retrò.

A partire dalla fondazione “Le Costantine”, che si occupa di conservare le usanze tessili del territorio promuovendo il lavoro femminile, ed ha realizzato a mano molte delle decorazioni sui tessuti utilizzati. Marilena Sparasci ha guidato le ricamatrici che hanno decorato i pezzi secondo la tecnica del tombolo. La bottega del ceramista Agostino Branca ha realizzato una serie di piatti dedicata ai tarocchi, da sempre simbolo di Christian Dior. I fratelli Parisi(leader nelle luminarie) hanno lavorato insieme all’artista Marinella Senatore per creare luminarie e decorazioni luminose che ornavano l’intera piazza. 

 

 

Pietro Ruffo ha ridisegnato in chiave pugliese i decori floreali su molti abiti, a partire dal celeberrimo abito Miss Dior, datato 1949 e qui ricoperto di fiori.

Altra ispirazione deriva dalla Taranta con il coinvolgimento dell’associazione “La notte della Taranta“, con musiche composte per l’occasione da Paolo Buonvino e coreografie(rigorosamente tradizionali) curate da Sharon Eyal, che aveva già collaborato con la maison in un progetto-defilé nel settembre 2018.

Ecco dunque novanta silhouette eleganti e femminili, donne contadine vestite come il dì di festa, camicette candide e grembiuli di lino presi in prestito dall’armadio delle nonne, uncinetto che disegna macramè, vita segnata da cinte larghe in cuoio come i sandali intrecciati che ricordano le vecchie cioce che si facevano in casa. Ma anche stivali per andare tra i campi e borse iconiche della maison che si rifanno il look, adornate con spighe, come quelle stampate su gonne leggere e cappotti in maglia, pellicce d’agnello naturali, abiti in cotone con plissé fatti a mano, il nero per andare in chiesa ma sempre e comunque il senso di gusto e pulizia che caratterizza Dior.

 

Ma tra le tante meraviglie che vengono presentate a colpire in assoluto c’è il copricapo semplice e umile per antonomasia: il fazzoletto. Un modello molto vicino a quello indossato dalle nostre ave, tipico del mondo bucolico e capo caratteristico anche della pizzica. Realizzato in macramè bianco o nero, il fazzoletto viene abbinato sia ad abiti classici che a denim e pantaloni. Un accessorio così consueto che diventa un vero e proprio simbolo di riscatto.

 

La raffinata semplicità non lascia indifferenti e pervade l’anima di speranza, eleganza e delicatezza: emblema della donna Dior, che guarda al passato per vivere il futuro.

 

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